Singapor€, l’ultimo paradiso (fiscal€)
In tre banche diverse per aprire un conto. Mail criptate, parole d’ordine e impiegati italiani
SINGAPORE - La Banca “Citigroup” di Singapore è fra le grandi responsabili e le grandi vittime della crisi. Si è salvata dal crash solamente per l’intervento del Tesoro Usa che ne ha preso il controllo con 45 miliardi di dollari, mentre il governo di Singapore è diventato il secondo azionista.
La città–stato ha firmato tutti gli accordi richiesti sullo scambio di informazioni fiscali e ormai l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sta per toglierla dalla lista nera dei centri offshore.
Chi arriva in questa banca, quindi, pensa di trovare prudenza, saggezza e trasparenza. Invece, nulla è cambiato: il nome del cliente può comparire solamente in caso di una specifica rogatoria e motivata in caso di reato. Se si vuole un grado maggiore di confidenzialità si può aprire un conto presso la Brithish Virgin Island presso le Isole Vergini (ma il conto è sempre gestito dalla “Citigroup”).
Recandosi presso la sede di Singapore della Banca della Svizzera Italiana, il discorso non cambia, anzi l’offerta è più franca. Viene spiegato che per i contatti vengono usata mail criptate, messaggi in codice e trasferimenti di interessi e dividendi presso uno sportello a Lugano.
La terza banca visitata “Royal Bank of Scotland” gestisce depositi originati da Asia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina. Solo con gli Usa non riescono a lavorare per il rigido controllo del fisco americano. Addirittura in questa banca, viene rilasciato un Bancomat utilizzabile, al costo di 5 Euro ad operazione, in qualsiasi sportello sotto casa!!!!
A questo punto, torna in mente il sesto punto del programma per il G20 (26 marzo 2009) del Segretario al Tesoro USA che recitava: “ELIMINARE I PARADISI FISCALI”.
Alessandro P. – 1G
[ L'articolo originale è stato pubblicato sul quotidiano Corriere della Sera del 29.10.2009, pagina 11 ]